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Nel divenire cornice epistemica, l'Antropocene riorienta la nostra percezione del mondo, del tempo e del linguaggio, divenendo la chiave per comprendere la complessità del presente e le trasformazioni profonde che investono l'immaginario contemporaneo. In tale contesto, la Letteratura si configura come uno spazio privilegiato, mentre le storie, i linguaggi e le forme narrative si trasformano per accogliere una nuova sensibilità ecologica, dove la distinzione tra soggetto e ambiente, tra umano e non umano, si fa porosa, interdipendente, a tratti inquietante. Emergono allora nuove categorie che non solo arricchiscono il nostro vocabolario teorico, ma ristrutturano le modalità stesse del raccontare. I contributi raccolti in questo volume si muovono lungo le linee di frattura aventi lo scopo di interrogare la funzione dello storytelling in quella che è ormai divenuta la Sesta estinzione di massa. Al centro vi è un'idea di racconto come dispositivo sensibile, capace di registrare le tensioni del presente e, insieme, di articolare forme inedite di coabitazione, memoria e responsabilità. Va da sé che l'immaginazione narrativa diventi uno strumento critico ed etico per attraversare il nostro tempo: un tempo "fuori asse", stratificato, contaminato, eppure ancora narrabile.
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