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Il Liberty italiano fiorisce, tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, in un contesto di trasformazioni economiche, sociali e urbanistiche rapide e profonde. La modernità incalza e l'arte è chiamata a rispondere all'esaurimento dei linguaggi artistici ereditati dal passato e alle suggestioni internazionali, cercando forme nuove per rappresentare un Paese avviato verso l'industrializzazione e in cerca di una propria identità. Ben lontano dall'essere una semplice declinazione delle esperienze internazionali dell'Art nouveau o dello Jugendstil, il Liberty si configura in Italia come un laboratorio complesso e originale, attraversato da spinte, tensioni e contraddizioni: tra industria e artigianato, natura e macchina, progresso tecnico e aspirazione poetica. Il ricorso alla natura, alle forme vegetali, organiche o floreali, assume non soltanto un valore puramente ornamentale, ma diventa risposta simbolica e formale all'impatto della modernità e alla trasformazione accelerata della vita urbana. Il volume propone un approccio tematico, mettendo in dialogo pittura, scultura, cartellonistica, fotografia, moda e la nascente arte del cinema. Ne risulta l'immagine di un Liberty inquieto e consapevole, non soltanto stile decorativo, né parentesi elegante della storia dell'arte, ma campo di tensioni in cui si misura il confronto tra tradizione e modernità. Interrogare oggi quella breve e seducente stagione significa riflettere su un momento della storia italiana in cui l'arte ha tentato di dare forma al futuro senza rinunciare alla bellezza: un sogno che, in un presente in continua e spesso radicale trasformazione, conserva una sorprendente attualità.
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