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Editore: Firenze University Press
Reparto: Letterature straniere: critica
ISBN: 9791221504217
Data di pubblicazione: 22/11/2024
Numero pagine: 388
Collana: Connessioni. Studies in transcultural history
"La poesia giapponese, avendo come seme il cuore umano, si realizza in migliaia di foglie di parole. La gente in questo mondo, poiché vive fra molti avvenimenti e azioni, esprime ciò che sta nel cuore affidandolo alle cose che vede o sente". Così comincia l'introduzione giapponese del "Kokin waka shû", di Ki no Tsurayuki, che molti dei partecipanti alla presente raccolta di saggi hanno studiato e apprezzato attraverso l'edizione curata da Ikuko Sagiyama nel 2000. Come commenta Fujiwara no Shunzei, sempre nella traduzione di Sagiyama: "Se non ci fosse la poesia, pur visitando il fiore di primavera o guardando le foglie autunnali, nessuno capirebbe né il colore né il profumo; allora in che cosa si potrebbe riconoscere l'essenza del bello?" A tale incontestabile osservazione si potrebbe aggiungere che, se non ci fosse la traduzione della poesia, non ci sarebbe modo di apprezzare (al di là dei nipponisti addetti ai lavori) l'estetica appartenente ad altri costrutti letterari, collegata o meno alle fattezze della natura. Le migliaia di foglie di parole in italiano hanno quindi arricchito la nostra conoscenza di altre formulazioni di quello che il cuore umano può far fiorire. L'esordio di Sagiyama sensei nell'accademia viene ripercorso con un'eccellente sintesi nella nota di Adolfo Tamburello. L'aspetto che ci piace di seguito sottolineare è quanto la sua presentazione della poesia giapponese in Italia, sin dagli anni Ottanta, sia stata svolta con rigore e al contempo associata, come solo lei sa fare, a un senso di leggerezza e di piacevolezza. L'introduzione della poesia giapponese in italiano risale al tardo '800 con l'orientalista Antelmo Severini (1828-1809), allievo di Leon de Rosny (1837-1914) e pioniere della sinologia e della yamatologia nel nostro Paese. I suoi studi, combinati con una profonda erudizione della classicità poetica greca e latina, inaugurarono un crescente interesse per la poesia giapponese in Italia. Inizialmente mediata dalle traduzioni antologiche francesi come lo Shika zenyo (1871) di Rosny e Poèms de le libellule (1884) curata dal Marchese Sayonji Kinmochi (1849-1940) e Judith Gautier (1845-1917), presto la popolarità della poesia giapponese in Italia si intrecciò con il giapponismo letterario. D'Annunzio, tra gli autori più rappresentativi di questa sensibilità estetica, nel 1885 si cimentò in un componimento lungo in cui combinava la rima alternata con la metrica del waka, che intitolò Outa occidentale. Nel 1915 videro la luce due importanti raccolte di poesia e letteratura giapponese come Letteratura e Crestomazia giapponese di Pacifico Arcangeli e Note di Samisen di Mario Chini. Va inoltre ricordato il ruolo della rivista Sakura, fondata a Napoli nel 1920 dai poeti Harukichi Shimoi (1883-1954) ed Elpidio Jenco (1892-1959), autore nel 1921 di una traduzione italiana di tanka tratti dalla raccolta Seikaiha (Onde del mare azzurro, 1912) della poetessa Yosano Akiko.
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