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In questo numero accompagneremo il lettore nella riflessione su come la psicoanalisi si sia relazionata con l'infanzia, aprendo le sue stanze alla famiglia del bambino, accogliendo pazienti che non sono in grado di accedere a un registro simbolico e dialogando con le neuroscienze. In primis i contributi si focalizzano sulla dicotomia fra sessualità e trauma che, agli esordi della psicoanalisi, ha caratterizzato le teorizzazioni sullo sviluppo psichico e l'eziologia della nevrosi. Questa prospettiva ha successivamente orientato la possibilità di includere nel trattamento sia le strutturenon nevrotiche, sia i bambini. Un altro tema emergente proprio dalle prime osservazioni psicoanalitiche dei bambini è la relazione temporale tra la fase di sviluppo raggiunta,il momento del trauma e la comparsa della sintomatologia, evidenziando la necessità di considerare la prospettiva temporale come un complesso processo di interazione con l'ambiente che si realizza tra l'episodio traumatico e la sintomatologia. Approfondendo i processi di conservazione nella mente delle esperienze prima che il bambino abbia accesso a un mondo simbolico, con la possibilità di passaggio alla rappresentazione, la riflessione si sposta sulle applicazioni della psicoanalisi con pazienti anche lontani dal registro del "simbolico" (ad esempio persone riconducibili allo spettro au- tistico) e sull'introduzione dei genitori e delle famiglie nel pensiero e nella pratica psicoana- litica. Infine un ulteriore focus proposto mira a valutare come tentare un'integrazione tra le nuove conoscenze scientifiche e la terapia psicoanaliticamente intesa. Già Freud ipotizza- va l'inconscio legandolo alle conoscenze che aveva del funzionamento cerebrale. Il cervello può essere visto come un sistema dinamico in relazione continua con l'ambiente, dove la percezione non è solo reattiva, ma costruttiva. Questo si riflette nella crescente centralità del corpo e della relazione all'interno delle teorie psicoanalitiche. La teoria polivagale e gli studi neurobiologici, in particolare, sottolineano l'importanza delle interazioni precoci madreneonato nella regolazione emotiva e nello sviluppo del cosiddetto "cervello sociale". Il processo terapeutico, nella visione contemporanea, non è più, dunque, solo interpretativo, ma relazionale e co-costruito. La parola del terapeuta assume un ruolo regolatore, integrativo e trasformativo, capace di incidere sugli stati affettivi e favorire l'emergere di nuove narrazioni di sé.
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