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Il volume indaga il "pensiero vegetale" come nuova frontiera filosofica e scientifica emersa dal superamento dell'antropocentrismo e dalla crisi ecologica contemporanea. Al centro vi è la domanda sullo statuto ontologico, etico ed epistemologico delle piante, considerate non più come entità passive, ma come forme di vita dotate di agency, relazionalità e capacità di interazione con l'ambiente. I saggi intrecciano filosofia, scienze cognitive, biosemiotica ed etologia vegetale, analizzando ricerche su percezione, memoria, apprendimento e comunicazione intra- e interspecifica. Viene messa in discussione l'idea che la cognizione richieda necessariamente un cervello o un sistema nervoso, aprendo a modelli di azione e conoscenza fondati su architetture biologiche differenti. Una parte centrale problematizza il rischio di proiettare categorie umane o animali sul mondo vegetale. In questo senso, il concetto di "pensiero vegetale" sostituisce quello di "intelligenza" per evitare nuove forme di strumentalizzazione e mercificazione del vivente, valorizzando invece dimensioni collettive, decentrate e non strumentali dell'esistenza delle piante. Il volume adotta anche una prospettiva storica, rileggendo il pensiero antico, medievale e moderno per mostrare come la vita vegetale sia stata interpretata come modello simbolico e cosmico. Nel complesso, propone un cambio di paradigma: dalle piante come oggetti biologici alle piante come nodi di relazione, cooperazione e significato, capaci di ispirare nuove forme di pensiero ecologico, politico ed etico.
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