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Il volume esplora la tensione tra logos e ciò che sfugge alla presa del discorso razionale, assumendo il Novecento come una "filosofia del residuo", in cui il pensiero riconosce i propri limiti e gli eccessi che produce. A partire dal confronto con Platone e la tragedia, il numero mostra come la modernità abbia legittimato forme di "doppio discorso" capaci di accedere a una verità concreta oltre le strutture concettuali. L'attenzione si concentra sulla filosofia italiana del XX secolo, emersa dalla crisi dell'idealismo e caratterizzata dal ricorso alla filologia e al metodo genealogico per risalire alle origini del logos, in dialogo con Nietzsche. Il volume è articolato in tre sezioni: la prima indaga il rapporto costitutivo tra mito e razionalità; la seconda attraversa il confine tra logica antica e contemporanea; la terza mette in dialogo archeologia e fenomenologia, mostrando come linguaggio e pensiero restino sempre aperti a differenza, eccedenza e responsabilità etica.
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